Ecco la carta d’identità per gli pneumatici
Pubblicato il: 29 Giugno 2016
Arriva una strategia per impedire che gli pneumatici fuori uso vengano abbandonati e alimentino il mercato nero.
Tutti sappiamo che è molto importante smaltire nella maniera migliore gli pneumatici fuori uso (PFU). La norma vuole che il rivenditore lo faccia al momento del nuovo acquisto ma purtroppo non sempre accade così e l’illegalità prende spesso il sopravvento. Ed in questo modo, fino ad oggi, ci sono state circa 3 milioni di gomme abbandonate, oltre a più di 12 milioni di contributi non versati. L’abbandono degli PFU provoca inquinamento, in quanto essi sono scarsamente biodegradabili, rischio di incendi, visto che sono facilmente infiammabili, inoltre gli pneumatici fuori uso sono il luogo perfetto per il ristagno di acqua piovana, l’habitat ideale per insetti e larve.
Per evitare tutto questo si è arrivati ad un accordo sulla carta d’identità per gli pneumatici che permette la loro rintracciabilità. A firmarlo sono stati Ecopneus (società che si occupa della raccolta degli PFU), AIRP (Associazione Italiana Ricostruttori Pneumatici), Confartigianato Imprese, Federpneus e Legambiente all’interno del Forum Rifiuti di Legambiente. Come ha affermato il Ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti “Oggi il flusso illegale degli pneumatici che arrivano in Italia senza regole alimenta un vero e proprio mercato nero che fa danni all’ambiente e all’economia, diventando allo stesso tempo una fonte di arricchimento per la criminalità. La risposta a questo fenomeno arriva dal lavoro di magistrati e forze dell’ordine, ma anche da una presa di coscienza collettiva del problema. Questo protocollo ha il merito di creare un’alleanza civile che dice una cosa molto chiara: il futuro è l’economia circolare, il riciclo è innanzitutto affermazione della legalità”.
Ogni anno vi sono tra le 20mila e le 30mila tonnellate di PFU che non possono essere raccolte a causa del mercato nero. Tra 2 e 3 milioni di pneumatici singoli non sono coperti dal contributo ambientale che proviene dalla vendita regolare del prodotto e non possono essere quindi riciclati e trasformati. Tutto questo si traduce in 12 milioni di contributi non versati e in un’evasione IVA di circa 80 milioni di euro. Numeri importanti e che fanno paura, soprattutto perché a questi si devono aggiungere tutti quei contributi che vengono elargiti per bonificare il territorio dagli PFU abbandonati.
Giovanni Corbetta, Direttore Generale Ecopneus, ha sottolineato che “la normativa può aiutare molto a circoscrivere il problema; il nostro compito è anche quello di aiutare il Ministero dell’Ambiente a individuare le soluzioni più adatte a poter garantire la completa eliminazione di qualsiasi PFU”.
Si vuole contrastare il mercato nero e premiare chi rispetta le regole, sviluppando un meccanismo di prevenzione e informazione al consumatore. Verranno creati sistemi ad hoc che monitoreranno il fenomeno e permetteranno di rintracciare sia gli acquisti che le vendite così da poter più facilmente stanare le vendite illegali legate al mercato nero. Con il tempo si arriverà ad una “carta d’identità degli pneumatici” che contrasterà la criminalità organizzata e promuoverà solo prodotti di qualità.
foto da improntaunika.it












