Smaltimento pneumatici, normative e informazioni generali

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Pubblicato il: 13 Giugno 2016

Smaltire i vecchi pneumatici ormai usurati rappresenta un grosso problema di natura ambientale. Le gomme sono progettate per resistere alle diverse condizioni climatiche tramite una mescola in silicio particolarmente duratura, che trova quindi parecchie difficoltà nel suo naturale smaltimento, non essendo biodegradabile. Inoltre sono molto pericolosi per l’ambiente sia perché il loro deposito, in qualunque luogo, provoca un ristagno dell’acqua e proliferazione degli insetti e batteri, sia per la loro alta infiammabilità.

Si è così resa necessaria una normativa che regolasse il ritiro dei pfu (pneumatici fuori uso), con precisi obblighi sia per i soggetti produttori, che per i rivenditori, i gommisti e gli utilizzatori finali.

Il Decreto Ministeriale n. 82 dell’11 Aprile 2011 fornisce così una precisa regolamentazione nello smaltimento degli pneumatici.

Cosa prevede la normativa in tema di smaltimento dei pfu?

Il Decreto Ministeriale ha come oggetto la gestione degli pneumatici fuori uso (pfu) e regolamenta il loro recupero e ne previene la formazione, a tutela dell’ambiente.

Individuate le categorie di pneumatici oggetto della normativa, si individuano gli specifici obblighi posti a carico del produttore e dell’importatore di pneumatici.

Nascono così società di natura consortile per la gestione dei pfu e per il loro speciale smaltimento.

L’articolo 5 del Decreto Ministeriale n.82 dell’11 aprile 2011 istituisce poi il contributo pfu, il cui versamento risulta obbligatorio ed essenziale a coprire le spese dello smaltimento o del riciclo degli pneumatici fuori uso, a tutela dell’ambiente e la salute umana stessa.

Se prima del Novembre 2011 di tali operazioni si occupava esclusivamente il gommista, richiedendo al ritiro delle gomme usate di pagare un sovrapprezzo, ora la spesa viene sostenuta dall’utilizzatore finale antecedentemente.

Infatti, il rivenditore che acquista gli pneumatici dal produttore è tenuto al pagamento di tale contributo. Il consumatore finale, pagherà in proporzione, al negoziante stesso un piccolo contributo, si parla circa di 2 € per gomma, anticipatamente rispetto allo smaltimento degli stessi pneumatici.

Una volta che dovrà riconsegnarli al gommista, non sarà più dunque tenuto a pagarlo, in quanto già versato e indicato specificatamente nella fattura del suo acquisto.

Sanzioni di natura amministrativa pecuniaria vengono previste in capo ai soggetti produttori o importatori di pneumatici, in caso di mancato rispetto della stessa normativa. 

Come avviene lo smaltimento degli pneumatici?

Le gomme possono essere smaltite o recuperate attraverso diverse modalità:

  • riciclo meccanico,
  • ricostruzione,
  • pirolisi,
  • incenerimento con recupero dell’energia attraverso impianti termovalorizzatori.

Il riciclo meccanico degli pneumatici usurati attiene alla riduzione della gomma rimanente ad una serie di particelle dalla specifica granulometria, che viene poi reimpiegata per la produzione di nuove gomme.

Per ottenere questo risultato esistono diverse metodologie tra le quali possiamo annoverare i processi elettrotermici, i processi criogenici e la classica triturazione meccanica.

La ricostruzione degli pneumatici pfu avviene invece mediante la sostituzione del battistrada su pneumatici usati, che però conservano le loro principali caratteristiche strutturali. Una rigorosa selezione dello pneumatico da utilizzare, in base alle normative vigenti sia in termini di vetture che veicoli commerciali, consente quindi il reimpiego della precedente struttura dello pneumatico, che solitamente risulta possedere una “vita” utile sicuramente più lunga del battistrada stesso.

Tra le fasi di quest’accurata selezione possiamo citare il controllo relativo all’equilibratura e alla centratura, a cui segue l’importantissimo momento della vulcanizzazione.

Quest’ultima è una speciale tecnica che consente la fusione tra le parti nuove del battistrada e le parti più usate e dunque vecchie della gomma stessa.

La pirolisi, invece, è un sistema completamente differente per lo smaltimento degli pneumatici usurati. All’interno di un’atmosfera inerte si procede alla degradazione termica, con riscaldamento indiretto dello stesso pneumatico.

Questo procedimento genera un vero e proprio cracking termico, scindendo dunque il pfu stesso in tre componenti: una solida, denominata char, una liquida dal nome oli e infine una gassosa, definita syngas, in parte esso stesso condensabile.

Infine vi è il processo d’incenerimento nel termovalorizzatore, con conseguente recupero e produzione di energia, poi utilizzabile.

Un sistema considerato da molti tecnologicamente all’avanguardia, che consente un efficiente ed affidabile smaltimento degli pneumatici usurati.

Due sono i principali tipi di forni utilizzati per l’incenerimento: forni a tamburo rotante oppure forni a letto fluido. I primi consentono lo smaltimento di pneumatici addirittura interi, i secondi, invece, necessitano l’alimentazione con pneumatici già triturati.

Il combustibile derivante dall’incenerimento nel termovalorizzatore ha poi molti utilizzi, che vanno dalla vera e propria produzione di energia elettrica, al suo differente impiego in industrie come cementifici, industrie metallurgiche o del settore della produzione della carta.

Il ritiro delle gomme usate è davvero gratuito?

Nel momento in cui l’automobilista si ritrova a dover sostituire i propri pneumatici usurati è bene sapere che, recandosi dal proprio gommista di fiducia, il ritiro delle gomme usate sarà gratuito.

Infatti il contributo pfu è stato sostenuto precedentemente dal cliente, all’atto dell’acquisto e il gommista dunque non dovrà richiedere alcun costo.

Inoltre, la prova dell’avvenuto pagamento del contributo pfu a carico dell’automobilista, risiede nella fattura comprovante l’acquisto degli pneumatici stessi.

Pneumatici ricostruiti: sono affidabili?

Gli pneumatici ricostruiti fanno parte di una delle modalità di smaltimento dei pfu prevista dalla normativa del 2011.

Attraverso un’accurata selezione, controllo e un procedimento di vulcanizzazione, come già citato in precedenza, viene prodotto un nuovo pneumatico, definito appunto ricostruito.

Una variante sicuramente ecologica ed economica per l’automobilista, che ha la possibilità di accorgersi del modello di gomma tramite l’apposizione del marchio europeo 108 R o 109 R, sul lato dello pneumatico stesso.

E’ possibile poi ottenere indicazioni circa il marchio del ricostruttore, il sistema utilizzato e l’anno preciso della ricostruzione.

Sono pneumatici dotati dello stesso grado di sicurezza e affidabilità di quelli nuovi, in quanto come spiegato precedentemente, possono essere ricostruite solo le gomme che conservano intatte la loro struttura originaria, a cui viene poi sostituito il battistrada.

Controlli rigorosi e test specifici a cui vengono poi sottoposte, consentono ai pneumatici ricostruiti di godere delle necessarie certificazioni europee, per essere omologati alla vendita.

Scegliere uno pneumatico ricostruito è indice di rispetto dell’ambiente, infatti in tale processo si risparmia circa il 70 % di energia atta a produrne uno nuovo.