Rossi come Maradona. In Argentina Vale detta ancora legge

Pubblicato il: 20 Aprile 2015

Ok, in Qatar poteva essere un caso e negli Stati Uniti una buona prova. Ma ora, dopo il trionfo in Argentina Valentino Rossi ha dimostrato ancora una volta a tutto il mondo che il campione è lui. A 36 anni suonati il Dottore vuole il suo decimo mondiale, il suo traguardo più bello, la sua definitiva consacrazione.

Al Gran Premio di Argentina Rossi è salito nuovamente sul gradino più alto del podio , e lo ha fatto con grande coraggio, con tenacia e immensa classe. E con la maglia di Maradona, suo amico. Sì perché stavolta è stata lotta a due, tra lui e Marc Marquez, il campione del mondo in carica che di anni ne ha 22, ben 14 in meno. Quel Cabroncito che nelle ultime due stagioni è stato praticamente perfetto, imbattibile. Nella prima gara della stagione, sul circuito di Losail, in Qatar, Marquez si è piazzato quinto dopo essersi ritrovato in ultima posizione per un errore, nel GP delle Americhe aveva invece dominato, stavolta è stata gara vera. E Rossi l’ha vinta come piace a lui, in rimonta e a “sportellate”. Partito dalla griglia in ottava posizione era apparso deluso per i risultati della moto nel weekend e anche nel warm up le cose non erano migliorate. In gara invece il Dottore è apparso rivitalizzato, motivatissimo e agguerrito. Rossi è stato autore di una gara sensazionale, superando tutti fino a mettere nel suo mirino Marquez, che fino a quel momento era apparso saldamente al comando della corsa. Con le gomme che si usuravano giro dopo giro Vale si è messo in scia di Marquez e al penultimo giro lo ha sorpassato, i due si toccano e lo spagnolo va per terra. Passerella finale per Rossi con Dovizioso e Crutchtlow che chiudono il podio.

Una vittoria come le altre?

Rossi scrive 110 alla casella “gran premi vinti in carriera”, ma stavolta il sapore è diverso. In primis perché arriva il secondo successo in tre gare, a 36 anni, e poi perché il Dottore e la sua Yamaha hanno capito che la Honda di Marquez si può battere. Il campionato è aperto, apertissimo: Vale comanda la classifica con 66 punti, secondo Dovizioso (con tre secondi posti) a 60 punti, terzo Iannone sull’altra Ducati con 40 punti. E Marquez? Quinto, con 36 punti, a -30 da Rossi. Un freddo polare.

La scelta di utilizzare la extra hard posteriore, a differenza di Marquez e delle due Ducati, ha dato i suoi frutti alla lunga. Se la Honda di Marquez all’inizio aveva già fatto il vuoto dietro, negli ultimi giri ballava e perdeva terreno, mentre la Yamaha di Rossi è apparsa tonica e scattante e il successo finale è stato la dimostrazione, ancora una volta, che pilota e team stanno facendo qualcosa di importante in un mondiale ancora tutto da correre.

Marquez: “Il contatto? Non è colpa di nessuno. Valentino resta il mio punto di riferimento”

Il contatto al penultimo giro tra Rossi e Marquez ha fatto scattare qualche polemica che si è però subito attenuata. Nessuna inchiesta effettuata e Marquez che ha accettato la sconfitta da vero sportivo: “L’incidente fa parte delle corse, può capitare. […] Non è colpa di nessuno. […] Si impara sempre qualcosa da lui [Rossi].” Valentino, dal canto suo, si è mostrato dispiaciuto per la caduta di Marquez, ma ha anche aggiunto che si è trattato di un errore dello spagnolo definendolo “uno che non molla mai, che da sempre il tutto per tutto”.

Appuntamento a Jerez de la Frontera per il Gran Premio di Spagna. Stay tuned!


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