Quando la Sensibilità Manca: Lo Sfogo di Bagnaia che Ci Riguarda Tutti
Pubblicato il: 29 Ottobre 2025
Sepang, domenica sera. Un ritiro amaro, un documentario controverso e una verità che brucia
Ci sono domeniche che lasciano il segno non per quello che succede in pista, ma per quello che si dice dopo. Sepang 2025 sarà ricordata così: non solo per la foratura che ha strappato a Pecco Bagnaia un podium meritato, ma per le parole taglienti che il tre volte campione del mondo ha riservato alla Dorna e all’organizzazione della MotoGP. Parole che fanno riflettere, che scuotono, che ci ricordano quanto a volte lo spettacolo rischi di dimenticare l’umanità.
Al centro dello sfogo c’è un doppio tema. Da una parte, la gestione dell’incidente terrificante che ha coinvolto José Antonio Rueda e Noah Dettwiler durante il giro di allineamento della Moto3, con il pilota svizzero ancora ricoverato in terapia intensiva. Dall’altra, la scelta della Dorna di pubblicare, proprio nel weekend malese, un documentario sul famoso “Sepang Clash” del 2015 tra Valentino Rossi e Marc Marquez. Due decisioni che, per Bagnaia, hanno un denominatore comune: la mancanza di sensibilità.
Altro che Show Must Go On… Qui lo show non può aspettare
“Far correre piloti molto giovani per dieci giri in quelle condizioni, dopo aver visto gli elicotteri portare via due di loro, non è stata una decisione perfetta. Io non avrei fatto partire la gara,” ha dichiarato Pecco senza mezzi termini. Le sue parole pesano come macigni. Perché dietro quegli elicotteri che si alzavano in volo c’erano ragazzi della Moto3, poco più che adolescenti, che hanno dovuto indossare il casco e scendere in pista mentre i loro compagni lottavano per la vita a pochi chilometri di distanza.
È il prezzo dello spettacolo, si potrebbe dire. Ma fino a che punto? Quando la macchina organizzativa diventa così grande da perdere di vista chi quella macchina la alimenta con sangue, sudore e coraggio? Bagnaia ha messo il dito nella piaga di un sistema che a volte sembra dimenticare che dietro i numeri, le televisioni e gli sponsor ci sono persone, ragazzi, sogni e fragilità.
Riaccendere fuochi che bruciano ancora
Ma la critica del campione piemontese non si è fermata alla gestione dell’emergenza. Ha investito anche il documentario sul “Sepang Clash”, quel maledetto episodio del 2015 che divise per sempre il mondo delle due ruote. “L’idea di far uscire il documentario sul Sepang Clash non è stata brillante,” ha affermato Bagnaia. “Sono stati dipinti dei ruoli in maniera distorta. E poi farlo uscire giovedì, nell’anniversario della morte di Simoncelli… sono state prese decisioni particolari.”
La Dorna aveva contattato Bagnaia all’inizio dell’anno chiedendogli di partecipare al progetto. La sua risposta? Un secco no. “Non era il caso di parlarne,” ha spiegato. Eppure, nel documentario appare comunque: immagini d’archivio di un Pecco adolescente nel box di Rossi, che applaude dopo la caduta di Marquez. Scene del passato, riportate a galla dieci anni dopo. Per quale ragione? Per celebrare la storia o per riaprire ferite mai davvero guarite?
Il problema non è ricordare. Il problema è come lo si fa. Rossi e Marquez non hanno partecipato al documentario. Dentro ci sono Dovizioso, che ha ammesso di non ricordare nulla, e perfino Ayumu Sasaki, che all’epoca non era nemmeno in MotoGP. “Sasaki non c’entrava niente, poverino,” ha commentato Bagnaia con un sorriso amaro. Il risultato è un prodotto che sa più di exploit mediatico che di omaggio alla storia.
Il coraggio di dire basta
Quello che colpisce delle parole di Bagnaia è la lucidità. Non è il classico sfogo a caldo del pilota che ha perso punti preziosi. È l’analisi di chi ha esperienza, maturità e il coraggio di dire ad alta voce quello che molti pensano in silenzio. “In molte cose i piloti hanno una sensibilità che chi prende le decisioni non ha,” ha sottolineato. Ed è proprio questo il punto.
La MotoGP, come tutta la Formula 1 e il motorsport in generale, è un business miliardario. Ma è anche una comunità, una famiglia di uomini e donne che ogni weekend mettono a rischio la propria vita per regalare emozioni. Quando le decisioni vengono prese solo guardando agli ascolti, agli sponsor e al format televisivo, qualcosa si perde. Si perde l’umanità, si perde il rispetto, si perde quel filo invisibile che tiene insieme questa grande famiglia.
Bagnaia, a ventinove anni e con tre titoli mondiali sulle spalle, ha dimostrato che essere campioni non significa solo vincere gare. Significa anche avere il coraggio di alzare la voce quando qualcosa non va, di difendere i più giovani, di ricordare che prima di essere piloti, siamo tutti esseri umani.
E forse è questa la vittoria più importante che Pecco ha conquistato a Sepang: quella della dignità, del rispetto, della sensibilità. Quelle che, a volte, valgono più di qualsiasi trofeo. Non credete?












