Multe, cosa succede quando non siamo stati noi?
Pubblicato il: 24 Maggio 2017
Se la multa è ingiustificata bisogna presentare un ricorso per l’annullamento. Ma occhio ai tempi.
Prendere multe non è mai piacevole, figuriamoci se poi noi non c’entriamo niente. Capita, a volte, che vengano recapitate delle sanzioni ingiustificate, a causa di alcuni problemi tecnici. Ad esempio si può essere multati per un divieto di sosta in una città dove non siamo mai stati, oppure in un giorno nel quale magari eravamo all’estero.
Come mai accadono queste “sviste”? Le risposte possono essere diverse: per prima cosa può dipendere da un semplice errore di chi ha accertato la multa; nei casi più particolari invece è possibile che sia stata clonata la targa o sia stata modificata con del nastro adesivo in modo da alterare alcune cifre o numeri.
Quando la multa viene rilevata poi si cerca negli archivi della Motorizzazione Civile e del PRA l’intestatario della carta di circolazione, ma non viene effettuato nessun controllo incrociato con il modello dell’auto.
Cosa fare allora per evitare di pagare una multa ingiusta? Bisogna presentare un ricorso in autotutela all’organo accertatore, così da far annullare la multa. Per farlo è necessario inviare raccomandata con ricevuta di ritorno e l’automobilista deve dimostrare che nel giorno e nell’ora in questione non poteva trovarsi nel luogo incriminato. A prova della propria innocenza meglio integrare la dichiarazione con una testimonianza firmata per iscritto da un eventuale testimone.
Fate attenzione però perché questa pratica non interrompe i tempi canonici per fare ricorso al Prefetto o al Giudice di Pace. Questo significa che se il ricorso non va in porto dovete stare attenti perché dopo 60 giorni (per il Prefetto) o 30 giorni (per il Giudice di Pace) non potrete più opporvi agli organi competenti.












