Fra 4 anni potremmo dire addio alle auto Diesel

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Pubblicato il: 27 Settembre 2016

Le dichiarazioni Renault non lasciano molto spazio alle interpretazioni e dopo anni di larga diffusione, oltre che un grande apprezzamento da parte degli automobilisti italiani ed europei, nei prossimi anni potremmo dire addio ai motori diesel. Il responsabile della competitività della casa francese (Thierry Bollorè) ha infatti espresso la sua perplessità riguardo l’inasprimento delle leggi che diventano sempre più restrittive e, naturalmente, questo aumenta i costi di sviluppo e produzione per i motori diesel.

Soluzioni alternative e lo sviluppo dei motori a benzina

Si tratta di una situazione che non si sta verificando invece sui motori benzina o, a maggior ragione, su quelli ibridi ed elettrici. Parlando proprio i tradizionali motori a benzina lo sviluppo ha ancora dei margini di evoluzione e, praticamente, tutte le case automobilistiche li stanno rendendo più piccoli ma con prestazioni sempre maggiori e, questo si traduce in una riduzione dei consumi.

Parallelamente tutti stanno cercando di sviluppare una soluzione alternativa che possa davvero sostituire gli attuali motore a combustione. In quel caso i limiti di inquinamento imposti dalla comunità europea (e non solo) non sarebbero più un problema, proprio come già succede con le auto ibride ed elettriche in cui si sta investendo molto anche dal punto di vista degli pneumatici (alcuni produttori hanno sviluppato gomme specifiche per auto ibride).

I motori diesel sono sempre più costosi

Sono quindi bastate le sole dichiarazioni di Renault per farci credere che nei prossimi anni, per la precisione entro il 2020, i motori diesel potrebbero smettere di esistere? In realtà i segnali sono molti e anche piuttosto concreti come quelli inviati da Citroen e Peugeot che, per le loro citycar hanno già abbandonato le motorizzazioni a Diesel ed entro il 2020 dovrebbero eliminarle anche dalle auto di dimensioni medio-piccole.

Sempre in casa francese la situazione è più complessa per le auto di segmento C (medie dimensioni), perché in questo caso costituiscono la principale scelta degli automobilisti, almeno europei, quindi abortire le motorizzazioni Diesel sarebbe una scelta azzardata. Se poi torniamo alle parole di Thierry Bollorè a pesare ci sono anche i 15.000 esemplari richiamati, ad inizio anno, da Renault per un adeguamento alle nuove norme inquinamento.

Non dobbiamo poi dimenticare il Dieslgate che ha coinvolto il gruppo Audi-Volkswagen e l’ha obbligato a richiamare 11 milioni di esemplari. Sull’onda di quello che è successo l’amministratore delegato di Volkswagen Group (Matthias Muller) ha espresso le stesse perplessità dei vertici Renault, perché gli investimenti sui motori Diesel sono diventati molto costosi, in particolare per test, e bisognerà prima o poi tirare le somme per capire se sarà ancora conveniente investire in questa direzione.

Infine, un ultimo segnale che dimostra come ci si sta muovendo per ridurre le emissioni inquinanti riguarda il disegno di legge presentato mesi fa dal governo olandese. L’intenzione era quella di vietare le auto a benzina e Diesel in favore di quelle ibride ed elettriche. A questo punto viene da chiedesi: come si evolverà il settore delle auto che in Europa vale svariati miliardi?