Posti di blocco e controlli di polizia, quando segnalarli su Whatsapp è reato

Pubblicato il: 28 Gennaio 2019

Segnalazioni posti di blocco e controlli Polizia WhatsApp? Si tratta di un vero e proprio reato. Se prima era diffuso l’uso dei fari per avvisare chi arrivava dal senso opposto, ora nell’era digitale con la larga diffusione di social e chat tutto cambia.

Segnalazioni posti di blocco e controlli Polizia Whatsapp: fermate 62 persone in Sicilia

Grazie alle chat di messaggistica, come WhatsApp, lampeggianti ed altri metodi sono ormai superati. Nell’ultimo periodo sono stati scoperti dei gruppi su WhatsApp, che avevano come file proprio quelle delle  segnalazioni di posti di blocco e controlli di polizia sulle strade. Un comportamento al quanto innoquo, ma che invece implementava il reato di interruzione di pubblico servizio, in concorso.

E’ quello che hanno scoperto ben 62 persone ad Agrigento. Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, in Sicilia, a Canicattì, in provincia di Agrigento, dopo lunghe indagini si è scoperto un lungo passaparola contro i posti di blocco e controlli della polizia. Le forze dell’ordine hanno denunciato alla procura della Repubblica di Agrigento 62 persone responsabili di aver creato un gruppo su WhatsApp.

Segnalazioni posti di blocco e controlli Polizia Whatsapp: è reato!

In questo speciale gruppo WhatsApp, tutti i partecipanti segnalavano quelli che erano i posti di blocco e la presenza di pattuglie. Segnalazione che avevano il fine di eludere i controlli. Un comportamento che rendeva vane le attività di prevenzione e repressione dei reati da parte delle forze dell’ordine, dislocate sul territorio della vittadina siciliana. Per i soggetti responsabili ecco che si è ipotizzato il reato di interruzione di pubblico servizio, in concorso.

Come chiarisce l’art. 340 del codice penale, tale reato si pone in essere quando si “cagiona una interruzione o turba la regolarità di un ufficio o servizio pubblico o di un servizio di pubblica necessità”. Per chi commette questo reato, che si può costituire anche utilizzando per la segnalazione dei controlli un navigatore collegato a una chat, è prevista la reclusione fino a un anno e fino a cinque anni per capi, promotori e organizzatori della turbativa.

 


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