Ferrari 458 Speciale al GT Cup di Monza, le nostre impressioni

Pubblicato il: 10 ottobre 2017

Abbiamo guidato la nostra nuova supercar nel Tempio della Velocità, ecco come è andata.

È un sabato mattina di Settembre, l’aria è frizzante, ma il sole splende nel cielo azzurro. La nostra nuova Ferrari 458 Speciale è super splendente di quel rosso corsa tipico della casa di Maranello, ma con un tocco in più di detailing sulla carrozzeria che la rende uno specchio in confronto alle altre. Le sue Michelin Pilot Sport Cup 2 sono a posto, abbiamo controllato la pressione e l’integrità la mattina stessa.

Il viaggio sull’autostrada Torino-Milano per il circuito di Monza è breve vista la compagnia di amici in Chevrolet Corvette C6, Ferrari 458 Italia, Bmw M4, Bentley Continental GT.

La tappa alla GT Cup di Monza, evento sponsorizzato da Michelin, Top Gear e Quattroruote, è come ogni anno un rito per la Euroimport.

La giornata è intensa, gli amici da salutare nel paddock tanti, molti guerrieri della pista e tanti nostri clienti.

Il tempo vola ed è ora di concentrarsi.

Gopro allineata col telecomando, istruzioni al coopilota, casco, guanti, manettino in RACE e si va verso la pitlane. I commissari controllano i braccialetti percorriamo la corsia dei box, semaforo verde e giù gas, seconda, terza, quarta, quinta e siamo alla prima variante ma le gomme sono ancora fredde così come tutti gli altri sistemi della 458 Speciale.

Ci prendiamo 2-3 giri per i warm-up lap e per prendere confidenza col circuito di Monza, anche se lo conosciamo come le nostre tasche.

Una volta raggiunta la temperatura ideale si comincia a spingere un po’. Primo rettilineo giù tutte le 7 marce, tutti i 9000 giri della Speciale e il sound è coinvolgente ed emozionante ma la staccata della prima variante è dolce e le gomme Michelin Pilot Sport Cup 2 si comportano egregiamente, così come i freni. L’inserimento è meravigliosamente piatto e composto, le gomme grippano senza faticare e la vettura è perfettamente bilanciata. In passato la prima variante con la Nissan GTR era faticosa, la vettura s’imbarcava in uscita, gli pneumatici runflat Dunlop Sport Max GT600 facevano del loro meglio ma il peso della vettura, quei 350 kg in più, penalizzavano l’uscita.

Proseguiamo a tutta per curva grande, secondo me uno dei punti più critici del circuito. Alzo un po’ il piede in inserimento perché ho ancora poca confidenza con l’auto, ributtandolo giù a pieno un po’ prima di metà curva, ma sento che c’è molto margine. Con la GTR invece, se la Dunlop era stata scaldata a dovere, l’auto si comportava molto bene, ma con la Ferrari 458 Speciale è un’altra cosa : si può entrare a tuono e uscire a fulmine, ma per questa volta mi trattengo visto che è la prima volta.

Si va per la variante della Roggia sesta, settima e giù 4 marce per entrarci lineare in terza e poter dare gas il prima possibile. Le gomme, l’auto e il pilota sono una cosa sola, l’auto percorre esattamente la traiettoria che mi ero preposto in una maniera talmente lineare che mi sembra di essere su 2 binari. Qui la GTR e le gomme Dunlop faticavano. Il doppio cambio di direzione ancora una volta faceva sentire tutto il peso della GTR portando talvolta al sovrasterzo in uscita, cosa che con la Speciale non accade.

E ancora giù per le 2 di Lesmo, staccata ai 50 metri per entrambe e inserimento in quarta marcia sfiorando i cordoli in entrata ed in uscita, poi giù tutte le marce a 9000 giri per affrontare il Serraglio in pieno, staccata ai 250 metri e dentro per l’Ascari saltando sul primo cordolo di sinistra e infilzando la prima curva come una spada per poi tenere l’auto sotto tiro sul cordolo destro, quindi spalancare il gas poco prima del cordolo sinistro ed uscire a cannone con le 2 ruote destre sul cordolo del rettifilo. Qui si può veramente fare tanto e prendere tanto gap, la 458 speciale si muove come un gatto, salta da una parte all’altra come se nulla fosse e le Michelin sembra che stiano lì a dire “dimmi pure dove vuoi andare” e poi, “puoi farlo più rapidamente”. Mi è capitato con la GTR a gomme fredde, ma andando molto piano, di entrare in Ascari e andare in sovrasterzo pesantemente tanto da vedermi il muretto di sinistra a un metro dal muso dell’auto. In questo tratto solo dopo molti giri e con gomme molto calde riuscivo ad avere una buona velocità sia in inserimento che in uscita.

E giù tutto per arrivare in parabolica. Staccata ai 200 metri e dentro in traiettoria, ma ho voglia di giocare un po’ e cerco di chiudere la curva più del dovuto lasciando andare la Speciale in un leggero sovrasterzo, recuperandola subito dopo per raddrizzarmi ed uscire ancora una volta a cannone salendo sul cordolo di sinistra.

La parabolica era per la GTR il punto più favorevole. La staccata era potente, i freni Brembo facevano un gran lavoro e con grande meraviglia riuscivano a fermare i suoi 1700 kg per poterli inserire nel curvone, poi senza pietà giù tutto il gas e trazione 4×4 a pieno con gomme che fischiavano aggrappandosi all’asfalto mangiando metri e divorando vetture anche più cattive a cavalleria.

Qui la Speciale vuole la traiettoria perfetta, che permette un’uscita sul rettilineo a fionda con le gomme Michelin che questa volta capiscono che c’è del lavoro da fare e lo fanno.

Voglio provare a staccare forte, rettilineo a 280 Km/h e ai 200 metri dalla chicane affondo il piede sinistro sul freno per passare dalla settima marcia alla seconda: con l’abs in funzione le gomme stridono per la frenata violenta, settima, sesta, quinta, quarta, terza, seconda in un batter di ciglia, e  inserisco la Speciale alla prima variante salendo sopra al cordolo meravigliato come un bambino.

La giornata si chiude con miglioramenti giro su giro, arriva il tramonto e la voglia di fare altri chilometri al Tempio della Velocità rimane ma arriva la bandiera a scacchi.

Esco nei paddock, una pulita ai vetri, un altro pieno alla Speciale e si riparte per Aosta perché abbiamo ancora voglia di assaggiare la strada e il giorno dopo ci aspetta Auto Class Magazine per fare 250 Km da Courmayeur al Moncenisio passando dalla Francia.

Durante il tragitto se ne parla e insomma se una Ferrari si chiama Speciale un motivo ci sarà: perché lo è davvero!

 


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