MotoGP, morte Hayden: un anno di reclusione per l’automobilista

Pubblicato il: 11 ottobre 2018

Caso morte Hayden che ha visto la condanna, la revoca della patente e il pagamento delle spese processuali per il trentunenne romagnolo

Forse si conclude con un triste epilogo la vicenda processuale, circa il primo grado di giudizio del rito penale, riguardo l’incidente che ha visto morire Nicky Hayden. Era il 17 maggio 2017 quando il centauro statunitense, uscito per il consueto allenamento in bicicletta, era stato investito nei pressi di Rimini da una Peugeot 206 guidata da un trentenne di Morciano.

Oggi è arrivata la sentenza di primo grado in rito abbreviato, con il giovane guidatore condannato a un anno di reclusione. I legali dell’oggi trentunenne romagnolo, che comunque non finirà in galera per via della sospensione condizionale della pena, hanno confermato che ricorreranno in appello non appena depositate le motivazioni della sentenza. Secondo la ricostruzione effettuata nelle ore successive all’incidente, la Peugeot viaggiava a una velocità superiore rispetto al limite di 50 km/h.

Caso morte Hayden, le decisioni del PM sull’incidente

Il centauro americano, campione della MotoGP, però non avrebbe rispettato uno stop situato poco prima pochi istanti prima. Per il giovane guidatore è stata disposta la revoca della patente di guida e la condanna al pagamento delle spese processuali. La pena non si discosta molto dalle richieste di un anno e due mesi di reclusione formulate dal pubblico ministero Paolo Gengarelli.

Il PM infatti tra le varie cose aveva considerato, già le diverse attenuanti del caso oltre prevedere la riduzione di un terzo della pena per via del rito abbreviato. La vicenda relativa al risarcimento – 6 milioni di euro la richiesta della famiglia Hayden – sarà invece dibattuta in un apposito processo civile


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