Carburanti: il governo promette il taglio delle accise sulla benzina

Pubblicato il: 13 settembre 2018

Cancellazione accise carburante da parte del Governo M5S-Lega, che ieri è tornato d’attualità in seguito alle parole del sottosegretario all’economia Bitonci

“Intendiamo inoltre eliminare le componenti anacronistiche delle accise sulla benzina”. Questa è la promessa che il governo nato da pochi mesi hanno deciso ai numerosi cittadini che hanno votato le due fazioni politiche. Questo è quello che è stato messo nero su bianco nel famoso “Contratto per il governo del cambiamento” da Luigi Di Maio capo politico del Movimento 5 Stelle, e dal segretario della Lega, Matteo Salvini.

Argomento che dopo qualche mese dalla nascita del nuovo governo è tornato di moda grazie anche alle dichiarazioni che il leghista Massimo Bitonci, attuale sottosegretario all’economia, ha fatto durante un’intervista al quotidiano Il Messaggero. Il politico della Lega ha ribadito la promessa fatta dal suo capo politico e quello del M5S anche in vista del ddl bilancio, che l’esecutivo in queste settimane sta mettendo nero su bianco: “Cancelleremo le accise più datate”.

Cancellazione accise carburante, saranno tagliate quelle più ‘datate’

Ma che vuol dire “datate”? Difficile dirlo. Anche perché le accise a cui i politici fanno in genere riferimento sono state soppresse nel 1993 e sostituite da un’aliquota unificata, più volte ritoccata all’insù nei decenni successivi. Ma a prescindere dalle tecnicalità, quando parlano di accise “datate” o “anacronistiche” i politici si riferiscono in genere, agli aumenti decisi in situazioni di particolare emergenza finanziaria ma mai aboliti a emergenza superata. A partire dalle 1,90 lire (dell’epoca) volute dal governo Mussolini per contribuire a finanziare la guerra d’Etiopia del 1935-1936.

Nel “pacchetto” di “componenti anacronistiche” dovrebbero dunque rientrare anche gli incrementi approvati in occasione della crisi di Suez del 1956 (14 lire di allora), dopo il disastro del Vajont del 1963 (10 lire), in seguito all’alluvione di Firenze del 1966 (10 lire) e per il terremoto del Belice del gennaio 1968 (10 lire). Ma sono indubbiamente anacronistici anche i maxi aumenti decisi per finanziare le ricostruzioni del Friuli dopo il terremoto del 1976 (99 lire) e dell’Irpinia dopo il sisma del 1980 (75 lire). Per semplicità fermiamoci qui, anche se i ritocchi decisi in occasione delle missioni militari in Libano nel 1983 (205 lire) e in Bosnia nel 1996 (22 lire) dovrebbero certamente rientrare a pieno titolo in questo “pacchetto”.

Cancellazione accise carburante, quanto si risparmierà?

Se il taglio riguardasse tutti gli aumenti decisi fino al 1980, la riduzione della componente accisa sui prezzi dei carburanti si attesterebbe a 0,1135 €/l, equivalente a un taglio dei prezzi alla pompa superiore a 138 millesimi di euro al litro. Ipotizzando che la decurtazione della componente accisa sia identica per benzina e gasolio, tutto ciò significherebbe una riduzione dei prezzi, rispetto all’ultima rilevazione dei prezzi medi da parte del ministero dello Sviluppo economico (1,629 €/l per la verde e 1,507 €/l per il gasolio), rispettivamente dell’8,5% e del 9,2%. Mica male.

Il rovescio della medaglia è, ovviamente, l’impatto sui conti pubblici. Ipotizzando, per semplicità, che la manovra non incida sui consumi, che in realtà potrebbero aumentare proprio grazie alla sensibile riduzione dei prezzi (ciò che spera il governo per compensare, in parte, la riduzione degli incassi), il taglio equivarrebbe a una riduzione della componente fiscale dell’11% per la benzina e del 12,8% per il gasolio. Considerando che nel 2017 i carburanti hanno garantito allo stato 32,4 miliardi di euro, un taglio medio del gettito del 12% provocherebbe un buco, per le casse dell’erario, di circa 4 miliardi. Solo per dare un’idea, la tassa automobilistica, il cosiddetto bollo, vale circa 6,3 miliardi.


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